Tu, la tua presenza, che l’universo intero adombra, anima che il mondo trasfigura. Tu che insegni amore alla natura. Ma nessuno come la creatura umana possiede la capacità di apprendere l’amore con l’Amore: nessuno come l’uomo! E’ per tua grazia che il cuore dell’uomo quando ama, una sete d’infinito, di eterno, lo consuma: di assoluto! Padre Davide Maria Turoldo

08/11/09

Verso la Giornata delle Claustrali: 21 Novembre 2009


Ciao! Questa mattina, sentendo il Vangelo di quella grandissima vedova che ha dato al Signore tutto quello che aveva per vivere, i suoi pochi spiccioli, mi sono guardata dentro e mi sono detta: Maria Carmen, quanto resta ancora dentro la tua borsa? C'è sempre ancora tanto da dare e ogni istante c'è ancora Lui che ti guarda da lontano e ti invita a farlo. Vi lascio con la speranza che possiate vedere questo filmato. Non so se il link sarà giusto e funzionerà, ma io ci provo: è stata una grande gioia per me vederlo e non posso non condividerlo con tutti voi. Buona visione e buona domenica!




venerdì 30 ottobre 2009

Dal diario di un frate cappuccino, la testimonianza di un incontro particolare. Di un incontro che dice che il Signore non è andato in vacanza – che continua a chiamare perché Lui continua ad amare e non può fare a meno di donare il suo amore! Ma allora perché si parla della crisi delle vocazioni, perché sempre di meno preti, frati e suore? Perché

Forse addentrandoci nella storia del convento delle clarisse che stava per essere chiuso troveremo la risposta… forse la risposta la troveremo dentro di noi… o ascoltando il desiderio dell’uomo finalmente ci accorgeremo che unica sete è quella di Dio e della sua Parola.
LERMA – Spagna
In Spagna, dove le vocazioni sono una rarità e dove, come a Lerma si aspettava la morte e la chiusura del convento, dopo 23 anni si è presentata una candidata… ex tossicodipendente. E’ stata accettata nonostante paura del suo passato. Ha conosciuto il Cammino Neocatecumenale e non uscendo dalla clausura ne ha fatto esperienza – il suo Cammino. Dopo non tanti anni le porte del convento non si chiudono più – oggi, la ex – tossicodipendente è diventata la maestra del Noviziato, adesso - l'abbadessa. Le 140 suore che oggi formano la comunità delle clarisse hanno dovuto cercare il nuovo convento. Il nuovo convento delle suore è dono dei frati. Le suore si spostano per le preghiere notturne, per i pasti… che consumano in due turni. La maggioranza delle suore sono le donne che nel mondo hanno fatto carriera, l’università , laureate, con i titoli… insomma, le donne che hanno conosciuto Gesù e hanno scommesso tutto sul suo amore. La maggior parte delle loro vocazioni è nata nelle diverse realtà dei movimenti ecclesiali fra cui nell’esperienza del Cammino Neocatecumenale.
La prima reazione a un filmato così pieno di Spirito, di volti veri, felici potrebbe essere una lacrima, un ritorno ai tempi di 25 anni fa quando anche nei nostri conventi le vocazioni fiorivano. Potrebbe essere anche un bel respiro profondo ma davvero profondo e non nostalgico ma pieno di speranza nella potenza dello Spirito Santo che opera. Lo Spirito opera in chi ascolta. In chi si mette ad ascoltare la Parola e si specchia nella Parola per essere sempre più simile a Lui. Più mi specchio nella Parola più divento come Lui… più “mangio” Lui più divento Lui… Ed è forse di questo di cui abbiamo bisogno. Riconoscere di essere bisognosi è riconoscere di essere poveri. Riconoscere di essere poveri è riconoscere di avere bisogno di aiuto e allora chiedere.
Diceva Giovanni Paolo II: “Solo Cristo sa cosa c’è nel cuore dell’uomo! Solo Lui lo sa!” – è solo Lui è la risposta alla sete dell’uomo. Allora dare Cristo, portare Cristo, portare a Cristo, ascoltare Cristo… Da che cosa nasce la seguela se non da una sete? Possiamo domandarci ancora sulla natura e profondità della nostra sete… e così vi lascio – con questa provocazione. <>

Dare Tutto a chi?


11/10/09

Benvenuto autunno!


Ogni anno quando arriviamo in ottobre mi perdo dietro alla mia passione per i funghi! Non è solo questione di gola! Volere o volare...anche le monache di clausura amano mangiar bene e davanti ad un piatto di chiodini o di porcini sono poche quelle che si tirano indietro! Ma è una questione d'immagine. Attraversando il nostro bosco, nella speranza di fare un buon raccolto, mi fermo sempre ammirata davanti a quelle che noi chiamiamo "famiglie". Non credo che questo sia il loro nome e del resto i funghi, per la maggior parte di noi comuni mortali si riconoscono più per il loro nome casereccio che non per quello scientifico. E' l'esperienza che te li fa riconoscere e te li fa cogliere con una certa sicurezza. Ed  è così, infatti, che quando qualcuna di noi scopre una ciocca di famiglie, esulta come avesse trovato chissà quale tesoro.
Quest'anno, pensando a tante situazioni, questo semplice gesto, mi ha fatto pensare a tante cose. 
La bellezza di una famiglia di funghi viene proprio dal suo essere insieme! I grandi che compiono il loro ciclo naturale di vita con una mole imponente, i più giovani che esplodono timidamente e quasi per istinto proteggono i più piccoli sotto di loro! Poi, se non arriva prima una mano a coglierli, inizia la fine del ciclo vitale: i grandi cominciano a cambiare colore e a ritornare ciò che erano prima, i giovani che diventano adulti  e i più piccoli che fanno a spinte per farsi ammirare!
Penso alla vita di una famiglia di oggi: ci sono tanti momenti nella vita di una famiglia, ci sono giornate che a volte non finiscono mai, ci sono delle situazioni che non vorresti mai che appartenessero ...ad una famiglia.  A volte senti dire con forza e con violenza che ognuno di noi è libero di credere o meno in certi valori, che nessuno può imporre all'altro la propria religione, che tutti siamo liberi di vivere la nostra vita come ci pare, ma quando si parla di famiglia ci sono cose che ne la libertà ne la religione possono cambiare e una di queste è l'amore per un altra persona. C'è un cuore dentro ciascuno di noi che non potrà mai e poi mai fare a meno di battere per qualcuno diverso da me. C'è un esigenza dentro di noi che ha bisogno di dare qualcosa di se ad un altro diverso da me. C'è un pulsante che scatta anche nel più insensibile degli uomini quando la nostra vita  giunge al termine e quel pulsante ti fa cercare quell'amore che hai bisogno di ricevere e che avresti voluto donare e che forse hai tenuto chiuso stretto nel tuo cuore per tutta la vita. 
Allora mi chiedo se l'essere famiglia non sia qualcosa che nessuno uomo al mondo può dire di poterne fare a meno, se l'essere famiglia non sia  un ciclo naturale di vita che trova la sua ragione di essere nel suo stesso esistere come uomo e che trova nella natura e nella creazione dei codici da leggere e da trasmettere come patrimonio eterno di un uomo che non vive e non muore per caso, ma che trova nell'amare qualcuno, nel donarsi e nella comunione, la ricetta di una pace e di una gioia profonda che supera culture e religioni e lascia la porta aperta verso  un infinito ancora tutto da scoprire. Buona domenica!  

01/10/09

Nel Cuore della Chiesa mia Madre sarò l'Amore!

A soli 17 anni si può dire al mondo che la missione ha bisogno di te, di me, di noi!
Inizia un mese di riflessione e di preghiera per i missionari di tutto il mondo, sacerdoti, religiosi, religiose, laici, famiglie, ammalati e sopratutto giovani che hanno deciso che l'Amore è servizio e gioia immensa! Con un forte abbraccio in questo giorno a tutti i missionari presenti in questo momento in indonesia, i Saveriani in particolare, perchè la mia e nostra preghiera sia per loro e con loro accanto ai nostri fratelli sotto le macerie.
                                                              http://www.youtube.com/watch?v=Ynx7cO5Axa4

06/09/09

E chi l'ha detto che le spine non sono dolci?

Raccogliendo l'invito di Diggiù, oggi sono andata a spasso un po' nel nostro giardino. Da tantissimi anni aspettavo questo momento: non è mai facile riuscire a far ambientare le piante in climi che non sono i loro, ma uno ci tenta sempre anche perchè i loro frutti sono squisiti! Ed è così che più di 15 anni fa chiesi a mio fratello di portarmi qualche foglia di fico d'india perchè volevo tentare di fare una coltivazione di fichi d'india. Il primo anno ci fu un grande entusiasmo, le foglie misero subito radici e cominciarono a fare le foglie nuove. Il secondo anno alcune spine fecero sperare in possibili fiori...ma solo altre foglie videro la luce! Intanto la pianta cresceva, si faceva proprio bella, anche se le gelate dell'inverno la riducevano ogni anno all'osso! E così, andavo avanti a sperare, anno dopo anno, ma ogni anno che passava la pianta diventava vecchia, si, proprio vecchia: alla base sembrava un grosso tronco di qualcosa d'indefinito mentre in cima aveva sempre nuove foglie e naturalmente niente fiori. Fino a quest'anno. All'inizio della primavera l'ho potata, era diventata troppo ingrombrante ed era li quasi a sfidarmi: sembrava che mi chiedesse se avevo ancora fiducia in lei! Forse per quel legame fortissimo che ognuno di noi porta sempre nel cuore con la propria terra e le proprie origini, ho continuato a guardarla con tenerezza e si, con la speranza che prima o poi mi avrebbe accontentato! Poi un giorno ho scoperto i primi fiori, solo tre, ma per me sembravano una montagna! Già li sognavo, intravedevo con la fantasia quando sarebbero cominciati ad ingrossare, quando avrebbero cambiato colore...! Sapevo che ci avrebbero messo del tempo, sono squisiti e quindi si fanno preziosi e si fanno attendere! E così non mi sono nemmeno accorta che in questi mesi stavano maturando. Fino ad oggi! Guardarli con una certa soddisfazione mi ha fatto pensare ad altro. A volte nella vita ci sono più spine che fiori, proprio come nei fichi d'india. A volte queste spine ci sembrano di un dolore insopportabile, sono tantissime e piccolissime e sembra che non finiscano mai di ferirci. Ma poi un giorno scopri la bellezza di quanto ti hanno regalato e dimentichi in un attimo il tempo che hai dovuto aspettare! Non dico che senza spine anche le rose sarebbero più belle! Ma penso che nella vita, come nei fiori, certe spine rendono più dolci i loro frutti e che la creazione è sempre a nostra disposizione per insegnarci la bellezza della vita. Ciao!

30/08/09

Rinfreschiamoci almeno le idee...!

Visto che il caldo non abbandona la zona dove vivo, provo almeno a rinfrescarmi le idee. Da tanto tempo non riesco a scrivere spesso o per lo meno non riesco a scrivere quel tanto che vorrei per comunicare maggiormente la mia vita, ma anche se non credo che per farlo e per dar vita ad un blog sia necessario riempirlo di parole, tuttavia

quando ho iniziato quest'avventura avevo la speranza di rendermi presente con una frequenza maggiore di quanto poi in realtà sia riuscita a fare in questi due anni. E i motivi sono tanti, alcuni importanti, altri meno, ma uno la fa certamente da padrone: il tempo! In questi due anni la vita della mia comunità è cambiata tantissimo, ci sono stati dei momenti in cui abbiamo seriamente pensato che i Superiori ci avrebbero guidato, pur con dolore, verso la chiusura del nostro monastero e la fusione con altre consorelle più o meno vicine nel territorio. Poi la tensione si è allentata perché abbiamo scelto di andare avanti confidando in Dio che però...dorme ancora dolcemente sulla nostra barca e così qualcuna presa dalla paura di affondare (anche le monache a volte non riesco a nuotare!) ha preferito sbarcare su altri lidi e qualcun'altra che tenacemente infondeva fiducia e si consumava con la sua dedizione, il Signore l'ha portata Lui stesso sull'altra sponda della vita. In questo tempo di difficoltà, tanta gente si è stretta attorno a noi quasi a volerci dire che non siamo certo sole in balia delle onde e l'aver potuto realizzare il sogno di fare i lavori di restauro della nostra chiesa è stato per noi quasi come un miracolo. Ma in tutto questo ci siamo sentite spesso molto in sintonia con la vita di tante famiglie. Uno dei drammi che spesso ci vengono a raccontare le persone e che noi stesse sperimentiamo nelle nostre famiglie d'origine, è il problema dell'assistenza agli anziani e delle difficoltà molto forti che si devono affrontare quando un papà o una mamma deve fare i conti con la presenza di una grave malattia come l'alzaimer o la Sla o davanti ad una malattia che necessita di frequenti trasfusioni o altre cure ospedaliere: la vita cambia, sia nella sua quotidianità sia da un punto di vista psicologico che economico e non si è mai preparati abbastanza per affrontarla con serenità e fortezza. In monastero questo problema viene vissuto come "normalità" perché fin dall'inizio della tua vita religiosa vieni formata ad una grande carità e sensibilità nei confronti delle sorelle anziane o ammalate per cui quando succede che il ritmo si fa più pesante, la solidarietà di tutte supplisce alla fatica delle persone più direttamente incaricate di restare accanto a chi non ce la fa più o non è più autosufficiente. Le nostre anziane non vivranno mai la solitudine e l'abbandono che spesso sperimentano tanti uomini e donne al termine della loro vita e anche questo per noi è un dono che, per il semplice fatto di aver seguito il Signore in questa avventura, ci viene dato. Ma la fatica la sentiamo anche noi, la pazienza spesso scappa anche dietro il muro della clausura e le cose che prima potevi fare con entusiasmo ora devi accettare di farle con un pizzico di umiltà in più mettendo nel conto che a volte la buon volontà non arriva a tutto e a tutti. Ma questa è la sfida, questa è la ragione per la quale questa mia vita ha un senso e che voglio sempre avere ben chiara nella mia testa e nel mio cuore...nonostante il caldo che tra l'altro...presto passerà! Ciao