18/12/08

Buon Natale!

Non è facile in questo periodo vedere il cielo azzurro! Nella nostra vita succede di tutto: stiamo andando incontro al Natale con un mare di problemi e sofferenze di ogni tipo e di ogni genere. Se la cronaca non fosse sufficiente a rendere pesanti le giornate per le cose più assurde e più orribili che ti sbatte davanti, e se il maltempo di questi ultimi tempi non avesse reso i nostri giorni piuttosto grigi, ti verrebbe da pensare che sopra la tua testa non ci sia la possibilità di vedere altri colori! E in monastero ci capita anche di vedere arrivare la diretta più drammatica di tante persone che ti chiamano e ti vengono a chiedere una parola, una preghiera e a volte un pezzo di pane che sia anche accompagnato da un sorriso che possa semplicemente illuminare per cinque minuti di speranza la tua vita. Senti nell'aria e nelle luci il Natale che si avvicina. Il Natale è la festa più cara al cuore di ogni uomo, perché un Bambino ci è entrato dentro con la più disarmante bellezza che possa mai conoscersi al mondo. Mi è capitato di sentire una volta una persona che faceva gli auguri di un Buon Natale a delle persone, in questi termini: "buon Natale cattolico, o protestante o laico che sia, ma buon Natale." Mi sono chiesta che senso avesse un augurio del genere. Non so cosa intendesse quella persona per il Natale, ma una cosa è certa: o il Natale è la venuta del Signore tra noi o non c'è nessun Natale. Ma cosa può significare per l'uomo di oggi credere o non credere in un Dio presente ? E' certamente più facile restare indifferenti, è più facile concentrarsi sull'uomo, bello o brutto che sia, per riempire di gioia e di festa e di luci e colori un giorno del calendario che è capace da solo di far esplodere quel bisogno di infinito che ognuno di noi sente dentro. Ma passata la festa, spente le luci, cambiata la pagina del calendario, quel bisogno profondo resta li e non riesci a farlo tacere semplicemente guardando i regali ricevuti o ricordando con foto e filmati i bei momenti vissuti insieme agli amici o ai tuoi cari. I problemi e la vita ti chiamano ancora, nella quotidianità, a guardare in alto, a cercare un cielo azzurro che possa ancora essere un po' ... Natale! Ma Dio è con noi ogni istante della nostra vita : lasciamo che entri ancora una volta nella nostra giornata con la sua tenerezza e con la sua pace e non avremo più bisogno di un calendario per far festa e per farci gli auguri. Buon Natale di cuore a tutti!

19/11/08

21 Novembre: giornata mondiale delle claustrali! Cosa ne pensi?

I monasteri nel mondo, tra difficoltà e nuova fioritura. “Numerosi sono i cristiani e gli stessi religiosi e religiose che vanno nei monasteri per rinnovare la propria fede, per esercitarsi nell’arte spirituale, per trovare pace e rinnovare le forze in vista della loro missione nella Chiesa e tra gli uomini. La responsabilità dei monaci è dunque grande e la Chiesa tutta attende da loro una testimonianza limpida e forte della presenza di Dio e della sua vicinanza che è amore per ogni essere umano.Occorre evitare il pericolo dell'attivismo. I monasteri sono i luoghi nei quali ci si esercita nell’“arte spirituale”, dove anche i religiosi e le religiose ritemprano le proprie forze per poi rilanciarsi nella loro missione." E’ uno dei pensieri con i quali il cardinale Franc Rodé, prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica è intervenuto oggi all’inaugurazione della plenaria convocata dal suo dicastero e dedicata, secondo la linea espressa dal titolo, alla vita monastica e al “suo significato nella Chiesa e nel mondo di oggi”. Il cardinale Rodé ha riconosciuto all’inizio del suo intervento che la vita monastica attraversa oggi “un’ora di grande difficoltà, un’ora non di decadenza spirituale, ma di povertà e di debolezza”, con comunità “che si avviano dolorosamente verso una diminuzione e anche una fine”. Tuttavia, ha affermato, proprio per la loro capacità di forte attrazione verso le cose dello spirito, le comunità monastiche conservano una grande responsabilità e da esse la Chiesa attende “una testimonianza limpida e forte della presenza di Dio e della sua vicinanza che è amore per ogni essere umano”. Il cardinale prefetto ha sviluppato in tre punti la sua riflessione: vivere il celibato e la vita comune in modo radicale, guardarsi dal pericolo dell’attivismo, prestare attenzione alla formazione per ritrovare una teologia sapienziale. Riguardo al pericolo dell’attivismo, il cardinale Rodé ha stigmatizzato un “grande rischio” dell’attuale vita monastica: quello, ha rilevato, “di una certa febbre della missione, di una tentazione di visibilità e sovraesposizione, magari animate dalle migliori intenzioni, ma pericolose – ha osservato - per quella gratuità e quella semplicità che è autentico stile cristiano e che aiuta a comprendere la ‘follia della croce’ assunta da chi nulla antepone all’amore di Cristo”. Dunque, ha concluso, nonostante le difficoltà se il monachesimo “resta fedele” alla sua vocazione di “cercare Dio in Cristo Gesù”, può “giungere a far sgorgare dalla vita la celebrazione, in modo che la fede celebrata sia forza alla trasmissione della fede e la fede vissuta sia traccia di umanizzazione e di cultura autentica”.Secondo le stime ufficiali più aggiornate, oggi la presenza dei monaci nel tessuto ecclesiale parla si oltre 12.800 monaci residenti in 905 monasteri. In media, le comunità maschili sono composte in media da 15 religiosi, prevalentemente collocate in ambiente cittadino, con un coinvolgimento nell’attività pastorale della Chiesa locale. Le monache sono circa 48.500, distribuite in 3520 monasteri, due terzi dei quali situati in Europa. La tendenza è ad un calo vocazionale, specie nel Vecchio Continente, anche se, spiega una nota, “vi sono realtà ecclesiali in Asia, Africa ed anche in parte America Latina nella quali la vita monastica femminile fiorisce: vi sono vocazioni, le comunità crescono, si aprono nuove fondazioni”. Una crescita che, secondo quanto sottolineato dallo stesso cardinale Rodé, interroga le comunità sull’accoglienza e la formazione dei ragazzi e delle ragazze che ancora oggi “desiderano vivere una vita conforme a quella di Gesù e nulla preferire all’amore di Cristo”.
Ho fatto questo post perchè la nostra vita oggi è vista in tanti modi. Alcuni pensano che ormai bisogna chiudere i monasteri perchè non hanno un futuro, altri pensano che andrebbe ridimensionata la loro presenza sul territorio perchè ce ne sono troppi e con poche vocazioni per cui è meglio unirli , altri pensano che la loro presenza e testimonianza, anche se debole e povera è un immensa ricchezza per la chiesa locale e non solo. Mi chiedo se per voi che da un anno mi seguite la mia presenza sul blog è stata positiva o se ha corso il rischio di quella tentazione di visibilità di cui parla il Cardinale Rodè. Lo chiedo anche perchè dopo un anno vorrei anche fare una verifica insieme a voi. grazie . sr. M. Carmen

14/11/08

Novembre: vento di morte o passione di vita?

Circa 8 anni fa sono andata in famiglia per la morte di mio padre. C'era una delicata situazione da affrontare e ho passato un mese insieme ai miei fratelli e alle mie sorelle per trovare la soluzione migliore. In quell'occasione sono andata spessissimo in cimitero. Non solo perché era ancora troppo vivo in me il ricordo di mio padre o perché avevo l'occasione unica di recarmi sulla tomba di mia madre che non avevo mai avuto la possibilità di visitare, essendo in monastero, ma anche perché in quei giorni ho fatto un esperienza molto bella e ancora oggi, a distanza di tanto tempo, la conservo viva dentro di me. Avevo sempre percepito l'atmosfera del cimitero come una atmosfera triste, un luogo dove andare giusto una volta all'anno per portare qualche fiore ai nostri parenti o in casi di lutti, per la sepoltura, ma non era certo un luogo dove sostare a lungo, specialmente quando ti incontravi faccia a faccia con la sofferenza più dura di qualcuno che aveva appena perso una persona cara. Ma in quell'occasione non fu così per me. Forse a causa della scelta di vita che ho fatto o forse per il nuovo orizzonte che guida la mia vita, le mie visite al cimitero sono state come una lunga passeggiata in un bosco stupendo, pieno di vita, pieno di volti e di colori. Ho provato la gioia di camminare piano, senza nessuna fretta, ammirando le tombe, quelle semplici e quelle più complesse, l'arte delle composizioni floreali, i piccoli giardini nei prati tra una muro lunghissimo di tombe e il silenzio profondo che regnava al punto da farmi sentire per qualche istante come presente nel mio monastero pur essendone lontana migliaia di chilometri. Mi trovavo nella mia città nel mese di gennaio, il freddo intenso e il periodo in cui non vi è un grande afflusso nel camposanto, rendeva ancora più misterioso il clima che sentivo nel cuore: pregavo dentro di me, ricordavo volti e attimi di vita passati insieme a chi era ormai entrato in un altra dimensione della vita e con mio grande stupore mi sentivo attratta da quel posto, andavo via malvolentieri quasi con nostalgia. La nostalgia di una presenza, di una morte che non aveva detto la parola fine ma che proprio dentro un metro di terra o dietro una lastra di marmo continuava a vivere l'unica vita per la quale vale sempre la pena di vivere. La vita dell'amore, dell'amore donato e dell'amore ricevuto, dell'amore che non si è fatto in tempo a vivere in pienezza o che forse non si ha mai avuto il coraggio di dichiarare. L'amore ferito e strappato e l'amore vissuto per lunghissimi anni nella fedeltà fatta di piccole e grandi cose. In cimitero più di un qualsiasi altro posto al mondo ho guardato tante persone sconosciute negli occhi, mi sono sentita interpellare profondamente e mi sono anche sentita come a Casa, circondata da tantissima gente che aveva varcato, come disse Giovanni Paolo II, la soglia della Speranza. La Speranza Cristiana fa l' esperienza della speranza perchè tocca con mano che la vita non è tolta ma trasformata. Oggi quando pensiamo alla morte sentiamo una grande paura e un angoscia spaventosa: il solo pensiero ci da la sensazione che qualcosa o qualcuno voglia impedirci di vivere! Io credo però che l'unica cosa che può farci veramente morire o che ci possa togliere veramente una persona cara, sia la rinuncia all'amore. Questa è la più triste dichiarazione di fallimento della vita, di qualsiasi vita, questa uccide la passione per la vita, questa è l'unica vita senza ritorno. con amicizia ciao!

09/11/08

Vivere in comunità: essere chiesa o qualcos'altro?

Oggi mi viene particolarmente in mente il mio mare e mi viene in mente con una riflessione che può sembrare strana per il suo collegamento. Nella celebrazione liturgica, la Chiesa ci invita a far festa nel ricordo della Dedicazione della Chiesa Madre, la Basilica di San Giovanni in Laterano! Mi direte. Cosa c'entra il mare? Ogni qual volta penso ad una chiesa, in qualsiasi parte del mondo, la penso nella mia mente come vedo questo piccolo scoglio circondato dal mare e attaccato alla terra ferma. Per chi sa nuotare e ha avuto la fortuna di circondarlo a nuoto può capire la sensazione che tantissimi anni fa ho avuto io e che ancora oggi mi porto dentro stampata nel mio cuore. Chi lo guarda da lontano, lo vede come un piccolo punto sporgente, un posto dove approdare e riposarsi per poi ripartire o per fermarsi e inoltrarsi nella terra ferma magari per mettersi in salvo in caso di difficoltà. A volta entriamo in una chiesa proprio con questi stessi sentimenti. La vediamo mentre stiamo attraversando la strada della nostra vita, ci sentiamo stanchi e nell'immensa solitudine che a volte sentiamo dentro , proviamo il bisogno di fermarci, anche solo per pochi minuti quasi a volerci attaccare a qualcosa di solido che ci dia la sicurezza di essere, almeno per un istante, in un porto sicuro. Anche la comunità religiosa è una piccola chiesa, le sue pietre sono vive, i suoi muri sono fatti di carne , le sue porte e le sue finestre sono qualche volta invecchiati dal tempo, ma parlano, attraverso gli sguardi tramandati da una generazione ad un altra, dei giorni che hanno custodito e dei passi di silenzio che hanno attraversato tante vite diverse. Ma non sempre siamo comunità, non sempre ci rendiamo conto che essere chiesa è condividere Qualcuno, è avere dentro uno stesso amore che ti rende un porto sicuro per chiunque attraversi la tua strada e che, al tempo stesso, cambia la tua stessa vita e la rende affascinante fino alla fine. A volte ci accontentiamo di nuotare isolati, preferiamo la solitudine e la tristezza di non voler dire a qualcuno che abbiamo visto un bel mare e un mondo stupendo , preferiamo custodire i nostri sentimenti, le nostre aspirazioni, le nostre illusioni e le nostre sconfitte e delusioni dentro quella piccola maschera che mettiamo sul viso e alla fine riusciamo solo ad essere ancora più tristi ed angosciati. Quante volte la paura ci impedisce di essere Chiesa e di essere semplicemente cristiani. Ciao!

01/11/08

La Missione continua!

Un mese è finito e un altro inizia: ma il calendario del mio cuore non cammina insieme a quello appeso alla parete. Quando sono entrata in monastero avevo un concetto di missione all'acqua di rosa. I missionari partivano per delle nazioni povere, andavano a vivere la loro vita tra persone che non avevano mai sentito parlare dell'amore di Dio, di Gesù Cristo, vivevano con loro, come loro e davano la loro vita per questi fratelli a volte divorati da malattie e da stenti di ogni genere. Noi potevamo solo avere una grande ammirazione, potevamo pregare per loro, potevamo essere loro vicini con l'affetto e l'amicizia attraverso la corrispondenza. La vita monastica però mi ha dato molto presto un altra prospettiva: ho capito solo in monastero cosa significava vivere per annunciare Cristo. I primi anni in convento, quando ero una semplice postulante, restavo perplessa e fortemente critica davanti agli usi monastici che facevano trasparire una povertà voluta come scelta e non imposta dalla indigenza della vita. Alle monache non mancava nulla, sulle loro mense c'era anche molto di più di quello che un povero in senso letterale poteva permettersi, ma quando si trattava di lavare i piatti non usavi l'acqua corrente, ma li lavavi dentro una bacinella stando molto attenta a non sprecare ne detersivo ne acqua se non lo stretto necessario! Le prime volte, vedendo l'acqua subito sporca mi arrabbiavo, invocavo la necessità di una maggiore attenzione all'igiene...ma la verità era che venivo da una vita dove lo spreco, l'usa e getta, il volere a tutti i costi il prodotto superfluo, tutto questo era dentro il mio sangue come i miei globuli rossi. Poi pian piano ho cominciato a leggere le riviste missionarie, a leggere certe vite di tanti fratelli e sorelle che avrebbero voluto avere una sola bacinella d'acqua non per innaffiare i fiori, ma per bere ...che con poche lire potevano vivere una settimana mangiando un pezzo di pane e la mia missionarietà è cominciata. Le monache vivono della provvidenza che il Signore manda e quello che arriva al monastero non serve solo per il sostentamento delle monache ma anche per arrivare con le nostre scelte fino ai confini della terra per far sentire al più piccolo dei nostri fratelli che Dio lo ama e che non è solo. Fare attenzione alle lampade accese inutilmente non è una fissazione ma una responsabilità che Dio mi chiede di vivere come giustizia e come solidarietà. Ho capito che un vetro si può lavare anche con l'acqua senza andare in crisi perché la Superiora non mi ha comprato l'ultimo prodotto smagliante e profumato! Ecco perché il mese missionario per me non è finito e non può finire: accompagnerò così Don Giuseppe che alla fine di questo mese partirà per il Brasile e raggiungerò Serena in Burkina Fasso tra i suoi bambini con la consapevolezza che semplicemente continuando a fare la mia vita potrò essere, come Teresa, tutto quel che Vorrei! Ciao!

28/10/08

Ci sono ancora!

Ciao, sono di nuovo qui, nel mio monastero e provo a salutarvi tutti da questa piccola finestra aperta alla speranza di una nuova alba per ciascuno di noi. Ho passato una bella settimana insieme a tante altre consorelle di tutta l'Italia in una intensa settimana di lavoro: ci siamo sentite un po' massacrate ...ma felici per questo tempo vissuto insieme La casa che ci ospitava è stata davvero accogliente rendendo il nostro soggiorno ancora più bello. Andare a Roma è sempre una grande emozione anche se l'abbiamo solo guardata da lontano ma è stato un po' come essere a Casa. Se non fossimo state suore di clausura forse saremo anche andate a sbirciare un po' dietro le quinte del Sinodo...magari avremo potuto dare anche qualche nostro piccolo contributo non dico proprio ai lavori dei Padri...ma a qualche Madre forse si! Ad ogni modo, ringrazio Dio per questi giorni! Un unico neo: sono tornata a casa con l'influenza e ...a detta di qualche maligna...forse volevo ancora prolungare la vacanza a letto per riposarmi dalle fatiche del corso! Detto fra noi...non avevano tutti i torti! a presto!

07/10/08

Vorrei ...!

"Vorrei percorrere la terra, predicare il tuo nome e piantare sul suolo infedele la tua Croce gloriosa. Ma, mio Amato, una sola missione non mi sarebbe sufficiente, vorrei nel contempo annunciare il Vangelo nelle cinque parti del mondo e fino alle isole più lontane... Vorrei essere missionaria, non solamente per qualche anno, ma vorrei esserlo stata fin dalla creazione del mondo e esserlo fino alla consumazione dei secoli..." Santa Teresa del Bambino Gesù
Non è facile sentire queste parole e restare indifferenti! Tra pochi giorni un mio amico sacerdote riceverà il Crocefisso per partire in missione. Mi ha mandato queste brevissime parole" il 17 ottobre alle 20 nella Basilica di ...riceverò il mandato missionario. Ti invito a starmi vicino con la preghiera " Un altro mi ha scritto da Parigi dove sta facendo un corso accelerato di francese nell'attesa di raggiungere il Congo e i suoi confratelli alla fine di quest'anno: " Le prime ore a Parigi molto belle: comunità molto accogliente – merito del nostro Superiore , confratelli disponibili, aria buona insomma! L’unico problema sono queste coperte di lana grossa grossa che mi fanno grattare, quindi se il problema maggiore è questo… va tutto bene. " Infine il famoso superstite dell'aereo in fiamme caduto diversi mesi fa e di cui ho parlato su queste finestre, mi manda a dire che..."sai che conto sempre su di te/voi. Io sto bene, sono in forma, ho ancora qualche chiazza rossa addosso, ma sono guarito perfettamente. ho rimesso la pelle nuova come una buona vipera.Certo che per il momento non mi passa neanche lontanamente l'idea di pendere un aereo. Vincerò anche questo spettro.In parrocchia i bisogni e le necessità sono molti, in questo periodo di vacanze stiamo progettando la costruzione di una scuola superiore per aiutare i nostri giovani ad avere un'istruzione seria per la loro vita. il Signore porti a termine tutto ciò' che è per i suoi figli.la nostra pastorale è difficile qui in città perché la gente vive in promiscuità e sempre più alla ricerca del soldo facile. Anche i loro problemi quotidiani ed esistenziali cercano sempre di più di risolverli nella maniera che conoscono: feticismo e magia, questo si insinua anche nella chiesa e nel loro modo di vedere e pregare e interagire con Dio.Il lavoro è molto, ricostruire le coscienze è difficile ed è un lavoro delicato. Dio Padre ci doni il suo Spirito per essere competenti.O per lo meno che possiamo servire questo popolo con buona volontà."
Sono qui, come questo faro sullo scoglio, per loro , per raggiungere insieme a loro tutti i confini della terra, nella certezza che la loro vocazione illumina ogni giorno di più la mia. Ciao!

18/09/08

Un nuovo inizio!

In monastero l'autunno segna un nuovo inizio. Al contrario della natura, quando gli alberi cominciano a lasciar cadere le foglie, e la natura sembra prendersi un periodo di riposo, la vita monastica comincia a ritrovare le forze e le nuove energie per affrontare un nuovo anno liturgico e spirituale. A quest'appuntamento, nel nostro Ordine, ci ritroviamo il giorno della Santa Croce, il 14 settembre, quando per una nostra tradizione ultra secolare, rinnoviamo i nostri voti monastici e cominciamo a programmare il cammino di formazione che intendiamo percorrere fino alla fine del tempo pasquale. Se da una parte sembra non cambi nulla nella nostra vita ( perché poi in fondo, il 15 settembre si continua a vivere quello che abbiamo scelto di vivere in tutti i 365 giorni dell'anno!) da un altra è sempre un nuovo inizio perché questa data ha il potere di richiamarci in mente e soprattutto nel cuore le motivazioni essenziali per le quali siamo qui, nella Casa del Signore. Una di queste è la preghiera! Spesso quando si parla di preghiera si entra in un campo minato: è pericoloso parlarne perché è difficile farlo in modo autentico, e chi ci ascolta vuole che la verità della tua esperienza di preghiera venga fuori e questo non è facile per nessuno. Perché la vita di preghiera non è mai una passeggiata in riva al mare ma è sempre una scalata in montagna o l'attraversata di un deserto dove lo stupore e la gioia della contemplazione camminano insieme alla fatica e all'arsura più cocente. Ha sete di te, l'anima mia, canta il salmista, anche quando ha già intravvisto il volto di Dio! ciao !

03/09/08

Cosa chiedi al Signore?

Tu mi conduci come la mano di una madre, se tu mi lasciassi, non saprei più muovere un passo. Tu sei lo spazio: racchiudi e custodisci il mio essere. Abbandonato da te affonderebbe nell’abisso del nulla, da cui tu l’hai tratto alla luce. Tu più vicino a me di me stessa, più intimo del mio stesso intimo…"

Poesia del 24 maggio 1942 di Edith Stein, ebrea, filosofa; poi cristiana, insegnante di filosofia e pedagogia; in seguito monaca col nome di Teresa Benedetta della Croce; infine martire ad Auschwitz nell'agosto 1942

Il mese di settembre mi è particolarmente caro. In questo mese, tanti anni fa, è cambiata la mia vita, il mio nome, il mio aspetto esteriore e soprattutto l'orizzonte interiore. In un giorno atteso per anni , circondata dall'affetto dei miei genitori, delle mie sorelle e dell'amico più caro, qualcuno mi ha fatto una domanda: " Cosa chiedi al Signore?". E' una domanda forte, una domanda stabilita nel libro liturgico del nostro Ordine monastico e valida per tutti quando si inizia il cammino di formazione, ma in quel momento era solo mia. Una domanda nuova che qualcuno, guardandomi negli occhi e un po' nel cuore faceva risuonare dentro un silenzio più grande e più vasto di un semplice coro monastico: un silenzio nel quale vedi la tua vita che cambia, che segue una strada, che inizia a camminare con una Persona che ti fa vedere da lontano un orizzonte. Pur essendo molto lontano ti prende totalmente e ti affascina e ti mette sulle labbra e ancor più nella mente e nel cuore la risposta decisa e ferma: "sono qui per fare esperienza di una vita nella quale chiedo la misericordia del Signore, la povertà dell'Ordine e la compagnia delle sorelle!" Questo ho chiesto al Signore, alla Chiesa, alle sorelle e questo continuo a chiedere oggi a Dio perché questa risposta è il cammino, è la Casa , è il sangue che circola nelle mie vene, è l'aria che trasforma l'orizzonte in realtà e che mi riempie di gioia.

30/08/08

Quanti doni?

Per le fruscianti foreste della notte, per il fiore sanguigno del sole, per le labbra d'argento che il mare innamorato posa sulle anche delle spiagge, per le bianche architetture delle nuvole, per l'isola erbosa addormentata fra le braccia delle acque e per l'albero portatore di foglie e di uccelli, tu puoi vivere ma soprattutto, ah! tu puoi vivere per la mano che scioglie la solitudine per una lacrima bevuta alla tua sorgente per questa voce che dice il tuo nome nell'ombra per il tuo cuore trionfante. A. Vilac, da " una penisola"

17/08/08

La creazione insegna a vivere!

In questi giorni, un amico della nostra comunità, che è passato con la sua famiglia a salutarci, ha fatto un filmato lungo la strada che porta al monastero. E' una strada lunga e in questo periodo è molto piacevole da vedersi sia a piedi che in macchina perché è stata ripulita dalla buona volontà di alcuni nostri amici e anche dalla passione di qualche monaca. Un tempo erano le monache che facevano tutto il lavoro, armate di rastrelli e falci, partivano in 5 o 6 e ripulivano dai rovi e bruciavano una infinità di sterpaglie senza pericoli di incendi e con la gioia di passare qualche giornata a contatto diretto con la natura in modo più intenso . Vivere con lo sguardo del cuore rivolto alla natura è un esperienza che aiuta a leggere la propria vita e a trovare in lei delle risposte a volte impossibili e impensabili. Spesso mi capita di pensare al mondo come ad un immenso bosco dove nascono spontaneamente un infinità di alberi, abitati da un popolo libero fatto di uccelli, di scoiattoli, di talpe, di tassi, di ricci, di volpi e di terribili insetti che lavorano giornate intere per costruire tane o nidi dove far nascere e crescere i loro piccoli. Guardare questo mondo pieno di vita, guardare come ognuno trova un posto dove poter vivere in pace anche a pochi centimetri o metri dall'altro, guardare alla loro convivenza e all'astuzia con la quale difendono la loro privacy dagli altri abitanti per non correre inutili rischi e per non farli correre alle loro creature, è uno dei migliori film che non finirei mai di proiettare davanti ai miei occhi! Spesso penso a quanto tutto ciò sia stato messo apposta li, davanti a noi, dal Creatore, per continuare a parlarci e ad indicarci le strada di un esistenza più bella! Nel mondo, quando si vive accanto a qualcuno, non sempre si riesce a dar spettacolo di armonia e di pace intorno a se! Gli spazi che uno si conquista il più delle volte tolgono l'aria a quelli che un altro desidererebbe avere per poter semplicemente vivere e invece si è costretti ad allontanarsi il più possibile per non rischiare di morire! Eppure il mondo, come il bosco, è tanto grande! Ma nel bosco quando c'è poco spazio per espandersi in larghezza si guarda in alto e si tenta di arrivare comunque a scorgere un pezzo di cielo sopra di se. Penso che l'uomo di oggi e soprattutto i giovani dovrebbero chiedere, almeno una volta nella propria vita, agli alberi, agli uccelli e persino ai rovi, di spiegargli un po' cosa significhi essere felici insieme nella libertà e nell'armonia della creazione. Con amicizia e...per chi ancora è in vacanza il mio augurio di qualche istante di contemplazione come ricarica fisica e spirituale!

10/08/08

Vieni!

Sentirsi dire questa semplice parola quando nel nostro cuore c'è un mare di sentimenti contrastanti , quando la notte della nostra quotidianità ci attanaglia tra l'incertezza della speranza e l'angoscia della realtà che tocchi con mano, è un esperienza forse comune a tutti più di quanto non si pensi. Nel Vangelo di oggi, Pietro sfida se stesso e si butta in mare senza pensarci un istante, ma deve fare i conti con un vento così forte che gli impedisce di riconoscere il Signore e questo basta per rischiare di andare totalmente a fondo. Tendere una mano nel disperato bisogno di essere afferrati da un altra mano è la cosa più istintiva che uno può fare quando si sente morire, quando non ha nemmeno il tempo per pensare a cosa può fare per restare a galla, perché non vede più nulla davanti a se, nemmeno quell' Amico che è stato il centro della sua vita e la fonte della sua gioia e per il quale si è gettato ad occhi chiusi nell'oceano di un'altra vita trasformata dall'incontro con Lui! Forse oggi qualcuno di noi si ritrova a vivere gli stessi sentimenti e gli stessi attimi di paura profonda di Pietro e forse in un attimo di silenzio che può durare un eternità sentiremo Qualcuno dirci: Vieni! Buona Domenica!
Tu non sei la nube
ma la luce che essa nasconde.
Tu non sei parola
ma il silenzio in cui essa nasce.
Tu non sei il silenzio
ma sei oltre ogni silenzio.
tu non sei la montagna
ma la sua eco grida la Tua voce.
Tu non sei da nessuna parte al mondo
ma il cuore del mondo è TE.
J. Vuaillat

25/07/08

Chi manda la giovinezza...in vacanza???

Continuo a pensare a questo tempo di ferie e di vacanze mentre tutti cerchiamo di viverle, chi in un modo chi in un altro. L'altro giorno parlavo con una adolescente che sta vivendo un momento di crisi per delle rinunce che la vita le ha chiesto di fare e sta vivendo questo tempo nel pessimismo e nel peggiore dei modi. Invece di scoprire l'immensità delle cose stupende che può fare per se stessa e per gli altri, piange e perde quel meraviglioso tempo che in questo tempo di vacanza dalla scuola potrebbe vivere nella gioia. Forse perché sono in convento o forse solo per la mia esperienza di vita , in genere mi viene tanta rabbia quando vedo una giovane reagire così, ma poi prevale in me la consapevolezza che per ognuno di noi c'è un tempo che nessuno conosce per imparare a vivere e che va rispettato ed aspettato con pazienza senza avere la pretesa di confezionarlo dentro un sacchetto di plastica per venderlo pieno di consigli alla prima occasione e questo mi da la speranza e la pace per stare in attesa che ognuno viva il suo tempo e faccia la sua strada. E aspettando...vado in ferie con i problemi, con le preoccupazioni, con le cose da fare e con quelle che ci sarebbero da programmare, con le ferite che non si rimarginano e con quelle che mi faccio da sola, con le esperienze che mi sorprendono ogni giorno come quella di restaurare dei vecchi portafiori di ferro tutti arrugginiti per rendere più belle le finestre del monastero con i miei fiori e con i ricordi di una giovinezza che ho la fortuna e la gioia di non mandare mai in vacanza. Le immagini e le testimonianze dei giovani a Sidney mi hanno fatto fare un po' di " ferie" nello spirito: credo che alla loro età, se avessi avuto questa opportunità delle giornate mondiali, non ne avrei persa nemmeno una, perché come figlia del "68 ho vissuto la mia giovinezza a 360 gradi. Gli anni stupendi del dopo Concilio quando abbiamo iniziato a fare i nostri primi campi scuola... e di lavoro, con i Salesiani e con l' A.C., con grande sospetto e paura nei nostri genitori, molto restii a farci vivere questo tipo di esperienze e con una Bibbia in mano, per la prima volta, a cercare una risposta profonda per la nostra fede e per dare un senso vero alla nostra vita che si apriva davanti ai nostri occhi. Quando cominciammo a rivoluzionare la scuola con le nostre assemblee e i nostri interminabili scioperi nella ricerca seria di formarci una mente critica e aperta non ad una sola cultura ma alla Cultura con la C maiuscola, avremo volentieri viaggiato per tutto il mondo per incontrarci con altri popoli, se solo avessimo potuto farlo! Quando il nostro desiderio di una vita più autenticamente coerente col Vangelo ci portava nelle realtà più povere della nostra parrocchia e della nostra città a condividere la vita di chi aveva meno di noi e a sporcarci le mani, ci sentivamo riempire le nostre giornate di gratitudine e di gioia semplicemente con una chitarra in mano e con nemmeno il becco di un quattrino in tasca e ci sentivamo giovani perché questo non era, allora, il mondo degli adulti che avevamo davanti!!! E se proprio si riusciva ad avere qualche soldo, questo serviva per andare ad un concerto degli Inti Illimani, un favoloso gruppo Cileno, che cantava e suonava meravigliosamente, la sua disperazione di essere un popolo oppresso da una dittatura terribile o per condividere un pezzo di pizza e una mezza birra a testa, ma con la stupenda gioia di vivere insieme un avventura meravigliosa, lottando in politica come nella vita quotidiana, in famiglia e nella chiesa, per raggiungere degli obiettivi e con i nostri ideali e le nostre utopie che ci facevano dare, pur facendo tanti errori e andando incontro a tanti fallimenti, la nostra vita per gli altri e per un mondo più pulito, più fraterno, più bello e più immenso. C'era anche il tempo per cantare e per andare a ballare in discoteca gli ultimi dischi dei Pink Floyd e pure quello per fare esperienze forti come andare con i malati a Lourdes o andare allo stadio della tua città a tifare un calcio che...almeno a quei tempi non era violento ed era ancora stupendo quanto un piatto di spaghetti all'arrabbiata! Erano i tempi in cui si stava volentieri a contatto con la natura e ogni momento libero, poco a dire il vero, ma si trovava lo stesso, era una occasione per andare a funghi o per fare delle lunghe nuotate alla scoperta dei fondali di un mare stupendo. Questa giovinezza m'ha accompagnato in convento e mi accompagna ancora oggi come preziosa valigia da cui non potrò mai separarmi. E pensando particolarmente oggi alle vacanze dei giovani, dedico loro queste righe e la mia preghiera in questo tempo, perché, come ha detto il Papa: "la giovinezza non una questione di anagrafe, ma di cuore"! Ciao!

16/07/08

Giovinezza in vacanza!

Ciao! Qualcuno penserà che sono dispersa o immersa in chissà quale alta contemplazione! Ma non è proprio così! Oggi per noi è stato un giorno particolare di festa e dato che l'ultima volta che ho scritto un post ho promesso di parlarvi di cosa facciamo quando andiamo in vacanza, penso sia giusto che vi racconti del nostro...picnic! Si, avete capito bene, abbiamo fatto un picnic... serale! Dove? Prima di svelare il posto segreto, vi dico qualcos'altro. Noi monache, quando ci ritroviamo per i pasti, normalmente ci incontriamo in un refettorio, e in silenzio, salvo particolari giorni di festa, pranziamo o ceniamo, ascoltando una consorella che legge a voce alta, brani della Sacra Scrittura o commenti di vari biblisti, notizie della vita della chiesa o del nostro Ordine, altri fatti riguardanti la vita civile e religiosa del nostro paese o del mondo intero. Questa è una Regola monastica, che vivono la maggior parte dei religiosi e religiose di clausura. ( In questi giorni stiamo seguendo ...quasi da vicino, la GMG!) Finito il pranzo o la cena, ci si ritrova insieme e si passa un tempo di comunione e fraternità, dove spesso parliamo proprio di quanto abbiamo ascoltato e ci scambiamo le opinioni, spesso molto diverse e calorosamente...infuocate. Ma nei giorni di festa e soprattuto nelle grandi solennità della Chiesa, cambia l'orario e cambiano tante cose. Una di queste...che... ahimè!, succede solo due o tre volte all'anno, è il picnic! L'attesa comincia dalla mattina, quando la Priora annuncia ufficialmente che ...ci sarà il picnic! Dove? C'è tanto posto al mondo...anche in convento! Non importa dove...purché non sia in refettorio! Se cominciano a fare la loro comparsa tavolini pieghevoli e bicchieri di plastica, significa che andremo sicuramente in giardino! La più felice è una simpatica 84enne che al solo pensiero che mangeremo fuori...ha tanta fame! E poi...regolarmente...non riesce a mangiare tutto quello che vorrebbe! Beata giovinezza...dello spirito, capace di entusiasmarsi oltre misura...proprio come a volte capita ai giovani! Ma è bello, anzi bellissimo, che sia così! Poi, una caratteristica della cena fuori è...che ognuno si serve e mangia quel che vuole. Ci siamo abituate, in convento, ad accogliere con gioia o per lo meno con...serenità, quel che passa il convento! Ma una o due volte all'anno, un po' di trasgressività, non guasta, nemmeno per le monache, e così, visto che la Provvidenza di Dio non si risparmia di certo con noi, ci divertiamo a scegliere quel che più ci piace: è ovvio che le cuoche di turno sanno bene cosa fa maggior piacere alle sorelle e nella cena-picnic, c'è molta varietà. Non saranno i menù di McDonald's...ma anche quelli più semplici ed evangelici, dove non manca mai ne il pane ne il vino, non sono da meno! Quello che è certo è che ci divertiamo un mondo e che la nostra serata diventa un momento di fraternità più intensa con la complicità di qualche passero o di qualche zanzara di troppo che partecipano al nostro...picnic! Ciao e Buona Domenica!

30/06/08

Giorni di speranza!

Un po' per il caldo, un po' per i diversi momenti particolari che stiamo vivendo da alcuni mesi a questa parte nella mia comunità, il tempo passa e non riesco a scrivere. Abbiamo appena concluso tre giorni di riflessione sulla speranza prendendo spunto dall'enciclica del Papa, insieme ad un nostro confratello. Non è che il caldo ci lasciasse riflettere molto, ma speriamo che qualcosa resti nel nostro cuore per vivere i nostri giorni con uno sguardo sempre più radicato in quella Speranza attraverso la quale siamo salvati. E pensando a come fare uscire dalla tastiera questa speranza , mi è venuto in mente di raccontare un po' di più della mia vita, quella che normalmente fa paura...perché a volte si pensa a certi aspetti della clausura come a qualcosa di assurdo per la mentalità odierna. Per esempio la Regola di vita che guida le nostre giornate. Mi capita di sentire a volte le persone che dicono che le "regole" delle suore di clausura sono molto rigide! Io non so cosa s'intenda per rigidità, ma sono convinta che forse, chi ci "pensa" qui dentro ci pensa un po' come in prigione. Ma la differenza è immensa. Innanzitutto la prima regola di una monaca di clausura è quella di entrare spontaneamente in convento e di uscirne, altrettanto spontaneamente... se questa non fosse la sua strada! E questo non succede certo in nessun posto al mondo dove si devono passare dei lunghi o brevi periodi di detenzione. La seconda cosa è che entrando in convento ci viene fatta una proposta che viene espressa in uno stile, in un orario, in un insieme di cose che serve un po' come un codice stradale: se lo usi, raggiungi lo scopo per cui sei alla guida di una vettura e vai dove devi andare. Nella nostra Regola di vita, ci viene detto che la prima cosa che farà la monaca è quella di meditare giorno e notte la Parola del Signore! Questo perché chi entra in convento lo fa perché sta camminando con una Persona e questa Persona che è Cristo ti accompagna con la Sua Parola attraverso la liturgia che celebriamo insieme nelle diverse ore al giorno, nella lettura personale che ti permette di cercare risposte e di condividere con altre persone fatiche e domande inevitabili nel cammino quotidiano. Ancora ci accompagna nella vita di fraternità dove la Parola si fa carne quotidiana attraverso la mediazione delle sorelle con le quali vivi. Non è che in convento si giri dalla mattina alla sera con la testa incandescente...ma certamente, ascoltando ogni giorno quanto ti viene trasmesso dall'amore di Dio attraverso la sua Parola e attraverso i ...vari cartelli stradali che incontri nella giornata, capisci che la tua vita e la vita delle tue sorelle è una storia, che pur tra debolezze e povertà, ti affascina e continua ad essere un libro aperto con tantissime pagine tutte da leggere. Mi pare che in questi giorni il Papa vada in vacanza, prima di affrontare i giovani . Anche noi monache andiamo in vacanza...senza uscire dal convento e con il vantaggio di non dover prenotare alberghi o aerei! La prossima volta che trovo un altro momento per fermarmi...vi racconto cosa facciamo noi...quando andiamo in ferie. Buone vacanze!

20/06/08

Amicizia: sembra facile...però è rara, ma non impossibile!

A volte parlare di ciò che si condivide tra amici è come togliere un ala ad un uccellino: per volare ci vogliono tutte e due. Ed è per questo che non voglio solo parlarvi di un momento stupendo che ogni anno viviamo noi monache insieme alla nostra parrocchia lungo il viale del monastero, ma vorrei anche mostrarvi con qualche foto una realtà che da più di dieci anni unisce l'amore per il Signore alla gioia di fare qualcosa insieme per Lui e con Lui. Sono sempre stata convinta che ciò che fa nascere tra le persone un sentimento forte come quello dell'amicizia sia qualcosa che supera le stesse persone e che non sarà mai un caso l'incontro che permette a due o più persone di creare qualcosa di bello insieme e di lasciare nel tempo e nello spazio un impronta di un sogno che appare improvvisamente su questo piccolo quadratino di terra dove Dio ti ha piantato. In occasione della processione del Corpus Domini, giovani, ragazzi, mamme e papà, catechisti ed operai si ritrovano per delle settimane a preparare, alla fine di una giornata di lavoro, un opera d'arte che ogni anno fa spazio ad ogni fantasia, ad ogni simbolo e ad ogni richiamo soprattutto attraverso la bellezza dei fiori e l'arte del disegno per cercare di essere una preghiera, di lode e di supplica, personale, familiare o comunitaria, da offrire al Signore. Per noi che seguiamo dal monastero questa impresa è un appuntamento che ogni anno si rinnova nella gioia di collaborare e nel conservare e poi nel donare ogni più piccolo fiore o pigne o quant'altro può essere utile per i nostri amici della parrocchia.
Sono questi piccoli o grandi momenti d'amicizia che ci fanno sentire molto legati ai nostri fratelli della Parrocchia: passando a ritirare i fiori non mancano di fermarsi a raccomandarci le loro famiglie, o a confidarci dolori e sofferenze a volte davvero grandi.
L'amicizia oggi non è facile, la gente è molto sola, porta dentro il proprio cuore il peso enorme della paura, sia del presente che del futuro e quando trovano qualcuno disposto ad ascoltarli e al quale affidare almeno per un istante il proprio cuore, lo fanno con una semplicità disarmante. Il Signore parlando ai discepoli ha detto loro "Vi ho chiamato amici" perché tra Lui e loro c'era un rapporto di fiducia, di confidenza, di condivisione, di speranza! Questa amicizia è una delle tante cose che oggi più che mai abbiamo tutti bisogno di vivere, di donare e di accogliere.
p.s. poichè noi monache non vediamo mai dal... vivo quest'opera d'arte dei nostri amici, per la nostra scelta della clausura, ho potuto parlarne solo oggi perchè mi hanno portato le foto e così ho pensato di condiverle. Ciao!

13/06/08

C'è bisogno di sole!

Un mio vecchio padre spirituale diceva che nei conventi, sia di frati che di monache, ci sono due categorie di persone : i fissati e gli spostati! I fissati sono quelli che non vogliono mai cambiare nulla, che si sentono i paladini del "si è sempre fatto così", del fatto che se è andato bene per chi li ha preceduti deve continuare ad andare bene anche per le generazioni seguenti in eterno o quasi, che difficilmente riescono ad accettare un cambio di convento o di ufficio, che non vedono di buon occhio le novità della chiesa...conciliari o meno, o se le devono proprio accettare le fissano dentro nuove regole senza entrare dentro lo spirito che le anima. Gli spostati sono quelli che non riescono ad avere radici, che sono sempre inquieti, perché qualsiasi cosa decidi non va mai loro bene, che di regole non ne voglino proprio sentire parlare anche se le hanno liberamente scelte e volute, che cercano sempre una novità che in qualche modo rompa la quotidianità, non importa se non serve a nulla, basta che ci sia qualcosa di diverso dal giorno prima; ma sono anche quelli che sono più disponibili ad un cambiamento di servizi nella comunità, che sono adatti a fare tutto perché per il gusto della novità hanno imparato a fare di tutto e di più, che hanno più fiducia e speranza nei cambiamenti altrui anche a costo di restare delusi e di pagarne il prezzo in caso di fiasco clamoroso. Sono decisamente più accoglienti nei confronti del diverso, sia umano che materiale e non hanno paura di vedersi mancare il terreno sotto i piedi al primo temporale che si presenta all'orizzonte. Ma spesso non hanno punti fermi nella loro vita sia di fede che di relazione per cui quando i temporali sono un po' più violenti degli altri, c'è un crollo devastante dentro e fuori di loro. Siamo tutti un po' fissati e spostati ma dove trovare un equilibrio che ci renda un po' meno fissati e un po' meno squilibrati? In questi giorni la natura ci sta dando una vera lezione anche se non sappiamo se per colpa nostra e dei nostri danni fatti all'equilibrio della creazione, o se davvero in Italia sta modificandosi qualcosa nel nostro clima: certo è che siamo così abituati ad avere sempre il sole da maggio a settembre che scalda e brucia sopra le nostre teste che questa pioggia ci ha proprio preso a noia! C'è bisogno di sole, di caldo, di equilibrio, dentro e fuori di noi e visto che non possiamo imporlo con una bacchetta magica, cerchiamo almeno di aspettarlo ogni giorno, sperando che sia il giorno giusto, con la speranza che prima o poi, il nostro fratello Sole illuminerà e riscalderà la nostra giornata. Ciao!

01/06/08

Ancora pensieri sulla solitudine monastica!

" Tu sei la luce che splendi in silenzio,
sei dentro l'arcobaleno di pace:
gioia, piacere d' amare, di vivere
piccolo e grande dai nomi infiniti"
P. Davide M. Turoldo
Quando ascolto il vangelo di ieri, quello sulla casa fondata sulla roccia, mi viene subito in mente una riflessione che ho fatto all'inizio della mia vita monastica e che sento vera ancora oggi. Quando sono entrata in convento non ero abituata al silenzio e alla solitudine e man mano che passavano i giorni mi rendevo conto che tutto ciò che credevo sarebbe stato un sacrificio, una difficoltà da affrontare per vivere la scelta che avevo fatto, era invece una nuova dimensione che veniva fuori senza nessuna fatica, come qualcosa che hai dentro un armadio da tantissimo tempo, ma che non avevi mai visto e un bel giorno viene fuori e ti sorprende che sia li. Mi sono ritrovata così ad accorgermi di pensare, di ascoltare i miei sentimenti, le mie emozioni, i miei affetti e le mie piccoli o grandi scoperte della quotidianità, sotto la luce della Parola di Dio che durante la giornata, nei vari momenti di preghiera con la comunità e personali, mi veniva incontro e mi dava una chiave di lettura e di riflessione oltre che di stimolo e di stupore per la puntualità con la quale si rendeva attuale nella mia vita d'ogni giorno. Spesso mi viene chiesto come si può vivere una vita di totale dedizione alla preghiera: credo che per capirlo bisognerebbe fare questa esperienza, perché la preghiera che noi viviamo in monastero è vita, proprio perché dentro ogni piccola o grande cosa entra questa Luce che a volte ti precede nell'Eucarestia quotidiana, a volte ti accompagna nella liturgia delle ore che scandiscono il giorno, a volte ti raggiunge solo qualche istante prima di andare a letto o attraverso un libro o una parola che ti ritorna in mente e non per caso, ma che fa sentire sempre e comunque al tuo cuore che la tua esistenza ha un Casa, fondata sopra una roccia e che nonostante le difficoltà e le prove dona ai tuoi giorni un sapore di speranza e di pace.

23/05/08

Lavorare nella speranza

"L'uomo diventa grande quando nella sua piccolezza raccoglie la grandezza dei cieli e lo splendore della terra e al Padre comune li offre in adorazione e in amore."
Enrico Medi
All'inizio di questo blog, quando si è trattato di scegliere un titolo, non ho avuto problemi perché da tempo pensavo dentro di me ad...un alba nuova che mi facesse condividere qualcosa di bello attraverso internet, in quanto pensavo di poter avere con questo strumento la possibilità di condividere e comunicare con tanta gente la nostra esperienza di vita. Quando mi è stata chiesta una descrizione del blog, ho pensato che la "speranza quotidiana" vissuta nelle piccole e grandi cose che attraversano la mia giornata, poteva essere l'unica risposta che potevo dare. E così oggi, come nei giorni passati in quest'ultimo periodo, lavorando con il decespugliatore per ore e ore per cercare di tagliare il più in fretta possibile l'immensa distesa di fieno che grazie alla pioggia ha pensato bene di crescere più forte e rigoglioso di prima, pensavo a quanto era bello, per me, ogni anno, collaborare con la creazione con questo semplice lavoro: non sempre quando si taglia qualcosa, c'è la possibilità di far sbocciare di nuovo qualcosa di meglio, ma l'erba dei campi rinasce sempre, più forte e più bella che mai, e m'incanta con il suo splendore soprattutto quando la distesa è colorata da infiniti fiori dei campi che, come mi diceva una persona, oggi non si trovano più, tipo i papaveri, a causa dei diserbanti! E mi dispiace un po' tagliare...qualche consorella mi dice scherzando che ...sembra siano passati i vandali! Ma mi piace lavorare, mi piace ringraziare Dio mentre lo faccio per il dono della salute che mi permette di poterlo fare e anche perché so che questo servizio aiuterà le mie sorelle a gioire delle bellezze che il Signore ci ha donato e ci dona ogni giorno. I monasteri in genere sono sempre situati in mezzo ad uno spazio verde molto ampio e custodire l'aria pulita che si respira appartiene anche al sudore della fronte. Buona Domenica!

13/05/08

Solitudine o relazione?

Spesso mi viene chiesto come viviamo in clausura e mi si chiede di rispondere a delle domande sulla mia vita perché la nostra vita lascia perplessi e per la maggior parte delle persone è incomprensibile. Credo che la difficoltà maggiore sia capire come delle donne, sane di mente, possano passare tutta la loro vita chiuse tra quattro mura, più o meno ampie, da sole, passando le loro giornate in un clima di solitudine silenzio e preghiera. Oggi questa è la contraddizione più grande, perché la stragrande maggioranza delle persone vive una solitudine pazzesca, quando si parla con qualcuno, il più delle volte non è perché la relazione è importante, ma perché non se ne può fare a meno: ci si parla per motivi di lavoro, di convenienza, di egoismo o semplicemente per caso. Ma cercare qualcuno perché è importante per me parlare con te, perché la tua vita riempie la mia, perché il tuo modo di vivere e di pensare arricchisce il mio, perché la tua diversità mi aiuta a capire e a realizzare il mio sogno, che Dio ha messo nel mio cuore, questo forse non si trova dietro l'angolo della strada della nostra esistenza quotidiana. Al contrario si vive sempre più dentro una paura che l'altro disintegri anche quel piccolo briciolo di spazio, che con fatica e con sofferenza, sei riuscito a ritagliare e a recintare, dove poter almeno respirare, se non riesci proprio a vivere una vita felice. E in monastero come si fa a vivere dentro questa dimensione così forte che non sia fuga, che non sia isolamento o alienazione ma che sia invece rapporto vero e profondo, sincero e reale, personale e comunitario, che non sia una facciata esteriore per portare avanti chissà quale progetto aziendale o per garantirsi una relativa tranquillità economica e sociale? Entrando in convento sapevo di affrontare una sfida: sapevo che avrei condiviso tutta la mia vita con delle persone che non avevo scelto e che non conoscevo, che insieme a loro avrei cercato di realizzare un sogno, quello di rendere visibile attraverso la nostra vita, l'esperienza della Trinità, perché questa è ed era la vocazione alla quale mi sentivo chiamata e perché questa era ed è l'unica gioia che nell'incontro con l'Altro resterà per sempre. Una mia consorella, Suor Elisabetta della Trinità, ha scritto alcune righe nel tentativo di esprimere a parole la sua scoperta di vivere dentro un amore che non era solitudine, ma pienezza e comunione :"Mio Dio, Trinità che adoro, aiutatemi a dimenticarmi interamente, per fissarmi in voi, immobile e quieta come se la mia anima fosse già nell'eternità;che nulla possa turbare la mia pace o farmi uscire da voi, mio immutabile Bene, ma che ogni istante mi porti più addentro nella profondità del vostro mistero. Pacificate la mia anima, fatene il vostro cielo, la vostra dimora preferita e il luogo del vostro riposo; che io non vi lasci mai solo, ma sia là tutta quanta, tutta desta nella mia fede, tutta in adorazione, tutta abbandonata alla vostra azione creatrice. O miei TRE, mio Tutto,mia Beatitudine, Solitudine infinita, Immensità in cui mi perdo." Questo giocarsi la vita per realizzare questa possibilità non è qualcosa che puoi chiudere dentro un quaderno con delle regole da seguire, ma è certamente un desiderio profondo che ti cambia gli istanti della tua vita perché ti spingerà sempre verso un Amore e spingerà altri verso la stessa direzione. Non si è mai soli quando si è amati e quando si ama qualcuno! Un altra consorella, ancora più amata da tutti noi, Santa Teresa di Gesù Bambino, ha scoperto un giorno che...la sua vocazione, nella chiesa, era l'Amore! Forse la nostra vita ha solo questo scopo: scoprire l'Amore e cercare di viverlo fino in fondo.

05/05/08

Nella Casa del Padre ci sono tanti posti!

Domenica, ascoltando il Vangelo dell'Ascensione, mi colpiva particolarmente questa frase del Signore, perché pensando al mistero che ci attende nella Casa del Padre, è difficile immaginare la dimensione e la capacità di un luogo ed è ancor più difficile riuscire ad immaginare o anche solo a pensare il Signore che ...in questo luogo, ci prepara un posto dove un giorno andremo a vivere! La fantasia può arrivare solo fino ad un certo punto e poi il nostro limite umano accetta di vivere il mistero e si ferma. Ma quando senti che un semplice giorno di vento porta improvvisamente a ...Casa...decine di migliaia di fratelli e sorelle, che lascia nella povertà più immensa milioni di poveri, che disperde come foglie intere generazioni, allora ti viene spontaneo pensare che la vita è proprio solo una notte passata in un brutto albergo, come direbbe una santa e che il giorno ci verrà incontro con tutta la sua forza e la sua bellezza per prenderci per mano e per illuminare le nostre attese. Io Sono con Voi fino alla fine dei tempi.

02/05/08

vivere!

Poiché morire bisogna, tanto vale provare a vivere!
Non è uno slogan, ma è una bella frase che un mio superiore ci ha regalato al termine di una giornata intensa nella quale abbiamo guardato in faccia alcuni problemi che ci stanno particolarmente a cuore e abbiamo vissuto l'inizio di una conoscenza reciproca, dato che lui è stato appena eletto alla guida della nostra provincia religiosa. Condivido questo momento significativo della mia vita anche se non entro nei particolari perché mi sembra che oggi più che mai sia importante provare a vivere piuttosto che anticipare la morte che, per noi e per gli altri, non mancherà di arrivare a suo tempo. ciao!

26/04/08

Cosa avrebbe fatto don Bosco?

Mi sono fatta questa domanda più volte in questi giorni per dei fatti successi nel mio monastero. Tante volte ci è capitato di essere visitati dai fratelli...ladri o curiosi di vedere dal di dentro la clausura! Io non so, in quelle circostanze di tanti anni fa, quali erano le loro intenzioni, ma non era mai capitato di trovarci davanti a loro faccia a faccia. Questa volta è successo con una banda di ragazzi, una quindicina, che incuranti di ben due cancelli e di un muro di clausura alto più di due o tre metri, hanno scavalcato tutto e sono entrati dentro...a giocare alla guerra! Armati di passamontagna e di pistole giocatolo, di pallini e quant'altro, si esercitavano in una possibile guerra futura o reale tra loro stessi! La prima volta, sabato scorso, dopo averli affrontati, non senza una certa paura perché dati i giorni che viviamo non è difficile sentirtela addosso, abbiamo chiesto loro il perché della loro intrusione! Ci hanno detto, con una logica spavalderia che non sapevano dove erano e che non sapevano che era un monastero. Per noi era difficile crederli, dato che vedevamo bene che erano ragazzi e ragazze adolescenti del posto! Poi li abbiamo invitati ad andar via presto perché erano in arrivo i carabinieri e li abbiamo messi in guardia del pericolo che correvano nel giocare nel nostro bosco dove c'è un lago artificiale e diversi pozzi artesiani. Dopo le vicende dei ragazzi di Gravina, si rimane scossi e tra noi si sperava che avessero capito la lezione anche perché nel tentativo di darsi il più in fretta possibile alla fuga avevano preso la via più impervia e si sono ritrovati di certo con qualche graffio di troppo sulla pelle. Ed invece, passato qualche giorno, eccoli di nuovo, gli stessi e alcuni altri nuovi, che con estrema naturalità, invadenti il più possibile, fin sotto casa, ricominciano la loro battaglia! A quel punto i carabinieri sono arrivati sul serio e hanno cominciato a dialogare con loro, noi presenti, sulla gravità del gesto e delle sue inevitabili conseguenze. Ti vedi davanti ragazzi che cominciano a tremare, che ti supplicano di non denunciare, ragazzi figli o nipoti di nostri stessi amici e conoscenti, di famiglie ...per bene! I carabinieri fanno il loro dovere e li invitano a presentarsi in caserma con i loro genitori nel pomeriggio, ma qualcuno comincia a chiedere scusa e piange! Avevo voglia di abbracciarli! Insomma, questa nostra gioventù che si mette nei guai per una stupidata così stupida, ti fanno rabbia, li vorresti anche prendere magari a calci, ma vorresti soprattutto mettere nel loro cuore altri ideali, altri sentimenti, altri giochi e un altro modo di vivere la bellezza dei loro anni! Ed invece sei impotente, sono cresciuti pieni di playstation e di guerre stellari, magari con una nonna o una babysitter che ti sorvegliava, mentre i genitori, per motivi di lavoro, erano sempre fuori di casa ( alcuni genitori lo erano anche oggi! ) e non avevano mai tempo per giocare con loro o per trasmettere loro un altro modo di vivere gli anni più belli della vita. Ti chiedi: sei monaca, non te ne devi preoccupare! Ma senti che anche questo è un lavarsene le mani! Pensi che forse non puoi farci nulla, che ciò che hanno fatto lo rifaranno e magari in situazioni peggiori dove i proprietari risponderanno con altri sistemi più violenti alle loro provocazioni e trasgressioni! Ma cosa avrebbe fatto un don Bosco oggi per trasmettere loro i veri valori della vita e per farli giocare a costruire un mondo di pace e non di guerra? Oggi da noi è finito tutto bene, ma domani in qualche altra casa con un po' di bosco intorno che magari stimola maggiormente la fantasia così da lanciarsi in avventure e in facili e altrettanto pericolosi giochi che possono costarti la vita, cosa accadrà? Ci sarà sufficiente piangere altre morti o altre disgrazie per lavarcene tutti le mani e le coscienze? Ma quanto sono importanti per noi adulti questi nostri ragazzi e giovani di un domani che è sempre più difficile da capire e da affrontare? Con queste domande li affido al Signore e prego per loro, ma prego soprattutto per chi vive con loro e accanto a loro affinchè cerchino di donare loro dei punti di riferimento non facili ma non per questo impossibili. Buona domenica

23/04/08

Il giorno inizia cantando!

Ogni mattina, quando andiamo nel nostro Coro per iniziare la giornata con un tempo di preghiera personale, nel più totale silenzio, resto sempre affascinata dal canto degli uccelli. E' una cosa straordinaria come queste creature, quando cominciano appena ad intravvedersi le prime luci dell'alba, iniziano la loro giornata cantando. Un canto di tutti i tipi, un canto totalmente diverso a seconda che tu ascolti da una parte della casa o da un altro angolo del monastero. E' un canto corale che dura per tantissimi minuti, che da l'impressione di avere davanti una grandissima orchestra con uno splendido maestro che dirige una straordinaria sinfonia di buongiorno al mondo. Ed è ancora più impressionante vedere questi uccelli di tutti i tipi e di tutte le taglie e di tutti i colori, restare fermi, ciascuno al proprio posto, sugli alberi, senza permettersi qualche uscita fuori dal ...coro, magari per un volo improvviso per stiracchiarsi le zampette dopo il sonno notturno! Finché il canto non finisce tutti restano li, al loro posto. D'estate, quando le finestre del nostro Coro sono aperte , diversi di loro continuano a cantare insieme a noi quando cantiamo la nostra preghiera liturgica e quando noi ci fermiamo per le pause tra un salmo e l'altro, si fermano anche loro, per poi riprendere a cinguettare al suono delle note dell'armonium e delle nostre voci. Mi colpisce non solo il fatto che cantino, ma anche il fatto che, passato quel loro tempo ...di canto, dopo vanno anche loro alle loro cose, girano nel cielo, si danno da fare per costruire un nido o per portare da mangiare ai loro piccoli, giocano e cinguettano in un dialogo tutto loro. Alla sera, come chiamati da un misterioso appello, si rifugiano negli alberi e si fa silenzio, per lasciar posto alla vita di coloro che da sempre abitano la notte. Tutto questo mi parla di un armonia che è scritta nella creazione di cui anche io, anche noi, facciamo parte e il cui libro si legge solo in un ascolto attento e ancora capace di stupirsi per quanto ogni giorno mi viene donato. Ma la mia giornata non sempre si apre e si chiude dentro quest'armonia: a volte è difficile cantare per i sentimenti che ti porti nel cuore, è difficile farlo insieme agli altri per le difficoltà dei rapporti inevitabili tra persone diverse, a volte è pesante restare li, finché il tempo del tuo canto sembra non finire mai, ma per fortuna che ci sono loro, queste splendide creature, che mi vengono incontro e mi affascinano ancora con il loro BUONGIONO!

16/04/08

un attimo e vedi l'inferno!

Condivido con chi mi legge su queste righe un fatto molto doloroso che mi ha coinvolto affettivamente ieri pomeriggio. Sto parlando dell'incidente aereo avvenuto in Congo nel quale sono miracolosamente usciti illesi due missionari e alcuni altri passeggeri mentre è molto alto il numero delle vittime sia tra quelle a bordo dell'aereo sia a terra. Sapevo da due giorni che su quell'aereo sarebbe salito un mio carissimo amico per rientrare a Kinshasa, dove risiede con la sua comunità . Aveva passato una settimana di formazione per giovani missionari a Bukavu con i suoi confratelli e prima di rientrare in sede ci siamo sentiti via Internet con Skipe. Pochi minuti di conversazione per dirmi una volta di più la sua gioia d'essere missionario del Regno di Dio, la sua gioia per la comunità nella quale è stato destinato da pochi mesi e per il nuovo apostolato che aveva appena iniziato a Kinshasa. Così ieri pomeriggio quando ho letto il flash della notizia del disastro aereo sulla misna mi sono sentita gelare il sangue addosso. Poi la notizia dei due sopravvissuti e infine la conferma, dopo un giro di telefonate con i suoi confratelli e con i nostri amici , che sono miracolosamente illesi. Lui, il mio amico Padre Pietro è sotto sciok e con poche escoriazioni, ma è andato a casa con i confratelli con le sue gambe. Tiro un sospiro di sollievo, ma mi assale lo stesso un sentimento di dolore e di tristezza per questa ennesima tragedia in un paese a cui non importa a nessuno la vita delle persone e che vanta il primato in campo mondiale per disastri aerei! Penso con affetto e con la mia povera preghiera a tutte quelle vittime e le abbraccio con il cuore affidandole alla misericordia del nostro Dio. Penso alle vittime di ogni tragedia, a quelle che anche oggi hanno perso la vita sul posto di lavoro, a quelle degli incidenti stradali di tutti i giorni e davvero sento di avere un cuore troppo piccolo per poter stringere tutte le loro famiglie in un silenzioso abbraccio di com-passione e di condivisione totale al loro dolore.

13/04/08

Un salmo e tanti ricordi sempre vivi!

All'inizio di questo blog ho parlato di come inizia la mia giornata: aprendo una finestra e guardando all'alba un cielo pieno di stelle, cerco di vivere l'inizio di una nuova giornata con uno sguardo verso l'alto . In questi giorni qui da noi non ci sono proprio le stelle, ma una pioggia costante e il cielo è pieno di nuvole nere, ma dentro di me trovo in ogni caso molte occasioni per vedere il cielo illuminato da tante piccole stelle che attraversano la mia quotidianità . Domenica la chiesa ha celebrato la giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, e per me è stato un momento di riflessione e di ricordi, anche perché nella celebrazione dell'ora terza sono rimasta particolarmente colpita da un salmo, il 121, che interpetra bene i miei sentimenti ogni qualvolta ripenso alla mia vocazione e a cosa significa per me essere in questo luogo, non solo spiritualmente ma anche umanamente. Entrare in convento per me è stato proprio un andare ...alla Casa del Signore ed è stato per me un momento di grande gioia che ancora oggi conservo nel cuore. Non c'erano ne familiari ne amici con me, perché non tutti capivano o accettavano la mia scelta, ma c'era solo una grande porta in legno scuro che si è aperta davanti a me come due braccia spalancate dentro le quali mi sono sentita a Casa, con una famiglia mia, con una nuova vita tutta da indovinare e da vivere con infinito stupore e anche...con tantissime risate! Sentivo che la mia vita, come quella di Gerusalemme, era costruita sulla roccia, era salda tra quelle mura che mi accoglievano, che ero li non per me, ma per chiedere pace, amore, riconciliazione, gioia, per quelli che amo, per quelli che amano Dio, per i miei amici e i miei fratelli, per una umanità intera che cerca il Bene senza trovarlo, e che vive spesso un male che l'attanaglia e la uccide. Pregare questo salmo è rinnovare la mia professione religiosa, è rinnovare un si che ogni giorno, dall'alba fino al tramonto loda il Nome del Signore, anche nelle giornate più grigie come questa che ho davanti a me in questo tempo quasi africano e che non riesce però a fermare la mia speranza che domani o forse in giornata si riaffacci il sole e la primavera continui a farmi sorridere e a cantare. ciao!
Quale gioia, quando mi dissero: "Andremo alla Casa del Signore"
E ora i nostri piedi si fermano alle tue porte, Gerusalemme!
Gerusalemme è costruita come città salda e compatta.
Là salgono insieme le tribù, le tribù del Signore, secondo la legge di Israele, per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i seggi del giudizio, i seggi della casa di Davide. Domandate pace per Gerusalemme: sia pace a coloro che ti amano,
sia pace sulle tue mura, sicurezza nei tuoi baluardi. Per i miei fratelli e i miei amici io dirò: "Su di te sia pace!".
Per la casa del Signore nostro Dio, chiederò per te il Bene.

08/04/08

Punto fermo: Cristo è Risorto!

Domenica abbiamo avuto una piccola gioia inaspettata o meglio, l'aspettavamo da quasi due anni ed è arrivata all'improvviso: è venuto a celebrare con noi il nostro Vescovo. Forse può essere una cosa banale che non interessa a nessuno, ma io voglio condividerla con chi passa da queste pagine perché voglio condividere soprattutto il fatto che essere chiesa non è solo istituzione e gerarchie, ma è, molto più spesso di quanto non si creda e non si sappia, vita di fraternità e di gioia. Una semplice telefonata la sera prima e poi l'incontro il giorno dopo. Prima la condivisione della Parola e dell'Eucarestia, poi un lungo incontro nella nostra sala della fraternità e infine anche un piccolo spazio per incontri personali. Dall'altare il Vescovo comincia con il chiedere a noi e alle tante persone che condividono con noi l'Eucarestia domenicale qual'è il nostro punto fermo come cristiani. Uno pensa: hai il Vescovo davanti, non aver paura a rispondere, mica ti sta facendo l'esame del catechismo ? E se la risposta che hai sulle labbra non è quella che lui s'aspetta ...da noi monache che, per scelta di vita passano una buona parte del loro tempo a meditare giorno e notte la Parola di Dio? Un attimo e non c'è più posto per delle domande perché la risposta è identica, immediata e viene dalla stessa esperienza profonda di Fede che Lui e noi viviamo ogni giorno: si, punto fermo è Cristo Risorto e nient'altro è fermo quanto la nostra certezza della Sua e nostra Resurrezione. E la fraternità che abbiamo vissuto per diverse ore con il nostro Vescovo che è riuscito a ritagliarsi un po' del suo tempo per stare con noi una mezza giornata, è una testimonianza concreta che nella chiesa è possibile vivere da risorti qualunque sia la vocazione che ognuno di noi ha ricevuto e qualunque sia il compito che ci è stato affidato :quando la Madre Priora gli ha chiesto se andava via subito o se salutava la comunità, ha risposto che era li senza nessuna fretta e poteva stare tutto il tempo che volevamo! L'ultima volta che l'avevamo incontrato era arrivato senza preavviso...ed essendo l'ora di pranzo, condivise con noi anche il pasto molto semplice e improvvisato, forse non all'altezza di un vescovo, ma certamente consumato nella gioia del ritrovarsi insieme e anche approfittando dell'occasione per concederci un acceso dibattito sui problemi nostri e della chiesa locale. Oggi sento sempre più rinascere intorno a me un anticlericalismo immotivato che credo venga fuori quasi come reazione spontanea per nascondere un grande disagio, quello che si prova quando non si riesce più a credere in qualcuno, in qualcosa e non avendo ricette facili sulle quali scommettere ci si scatena oggi contro questo e domani contro quello, spesso senza sapere nemmeno perché, ma solo per sentirsi in qualche modo sulla scena, vivi, nel tentativo di trovare dei punti di riferimento credibili ai quali affiancarsi durante il nostro quotidiano cammino. Non so, forse è scontato per me che sono una suora, ma vorrei poter dire che Cristo Risorto è un punto fermo non solo nella mia vita, ma in tutta la storia dell'uomo, che lo si sappia o no. Vorrei poterlo dire attraverso questa finestra a chiunque non riesce a trovare nessun riferimento per il quale valga la pena di vivere e nemmeno una ragione per morire. Pensando al mio vescovo che domenica tornava a casa e in tre minuti si preparava una pastasciutta che forse nemmeno il più inesperto dei cuochi si sognerebbe di provare a mangiare...mi viene solo da guardare con gli occhi del cuore a quel pesce arrosto improvvisato sulla spiaggia di tanto tempo fa e mi viene da sorridere per quanto ancora la vita condividerà con noi e con la Sua Presenza in mezzo a noi. semplicemente e con amicizia.

03/04/08

Vivere la misericordia

Per la prima volta si sta svolgendo un congresso mondiale sulla Misericordia e i sentimenti che si affacciano nel mio cuore sono tanti. In questi giorni mi è capitato di ascoltare il dolore di una mamma mentre mi raccontava i problemi che incontra con l'educazione dei suoi figli. E' così difficile potersi incontrare in un qualunque dialogo, in un qualunque rapporto se nel nostro cuore non entra almeno un briciolo di quella misericordia che appartiene a Dio, ma che è scritta dentro di noi perché Lui stesso ci ha chiesto di essere misericordiosi come Lui è. Ma anche quando siamo delle persone convinte e sincere, anche quando andiamo a Messa e ci sforziamo di impegnarci in quei valori che la nostra fede ci indica, anche quando siamo impegnati in stupendi impegni di volontariato, di carità, di promozione dell'uomo e della donna in qualsiasi parte del mondo, quando ci sentiamo in qualche modo non dico perfetti...ma almeno un po' in cammino sulle strade percorse da Cristo Signore, vivere la misericordia nella piccola e normalissima quotidianità della nostra vita è la cosa più dura ed è anche quella che più di tutto ci chiude in un dolore reciproco di diffidenza e di lontananza dagli altri. Ascoltando quella mamma ho ripensato tantissimo alla mia! Ho rivisitato nel mio cuore le nostre incomprensioni, le nostre difficoltà, le nostre idee così diverse e le mie battaglie per la mia libertà ed indipendenza che nella sua mentalità erano come impossibili da accogliere ed accettare. Poi la vita ci ha fatto incontrare profondamente senza che nessuna delle due abbia avuto il coraggio di confessarlo e quando sarebbe stato tutto più bello, lei è andata via, improvvisamente, lasciandomi un vuoto che non si colmerà mai. Ci siamo Incontrate in uno scambio di lettere, e nessuna delle due forse pensava cosa quelle lettere avrebbero significato per entrambe. Io sono partita per il convento e abbiamo cominciato a scriverci, prima superficialmente, poche cose, notizie senza impegni, poi io ho cominciato a raccontare le mie emozioni e i miei sentimenti e la mia nuova vita. E lei ...ha cominciato a raccontarmi la sua, con poche parole, ma portando fuori un mare di sofferenza che mai avrei potuto credere che lei nascondesse nel suo cuore. Mi sono sentita chiedere scusa perché non aveva potuto darmi quello che forse avrei voluto maggiormente da lei, ma non per cattiva volontà, ma perché nemmeno lei l'aveva avuto nella sua vita e si sentiva come inadeguata e incapace di dare di più, anche se...ci ha dato tutto e molto di più. La vita è stata durissima con lei: la sua mamma è morta quando aveva 12 anni, la sua prima figlia è volata in cielo a soli 14 mesi per una banalissima infezione, quando aspettava il terzo figlio le hanno consigliato l'aborto perché dicevano che mio fratello era già morto nell'utero, ma lei ha portato avanti la gravidanza ed oggi mio fratello ha la bella età di 57 anni e gode ottima salute, e infine quando avrebbe voluto riposarsi un po' con suo marito i i suoi 4 figli, Dio le ha regalato il dono più stupendo che potesse farle, anche se so che difficilmente ciò si può capire e che mi si può prendere per pazza nel sentirmi dire una cosa del genere: ma è così, Dio le ha dato un altra figlia, che avrebbe segnato la vita di tutta la nostra famiglia con il suo splendido sorriso e con il suo amore sconfinato e pieno di gioia. Una figlia che oggi si identifica comunemente con un nome: down! Ma che per mia madre e per tutti noi ha un altro nome, scritto a caratteri d'oro nel nostro cuore e che si chiama Amore. Un Amore che è caratterizzato anche dalla fatica, che è sacrificio e rinuncia a tante cose ,soprattuto per chi vive con lei e che cerca di darle altrettanto amore ed assistenza, ma che riempie di gioia più di tante altre cose. L'amore che nostra madre ci ha dato, con la sua vita, con la sua sofferenza, con la sua forza d'animo, con la sua fede forte e totale, con il suo temperamento difficile e con le sue ferite, oggi è sempre presente in mezzo a noi e ci parla della misericordia più di quanto noi stessi sappiamo dirne qualcosa, ci parla di un amore che ha accolto e che ha sempre cercato di perdonare anche quando le costava sangue farlo. E oggi vorrei dire a questa mamma che sta soffrendo per tanti motivi dentro la sua famiglia, di generare ancora, anche nelle lacrime, perché un giorno capiranno quanto li ha amati, nonostante i suoi limiti e le sue ferite di cui, tra l'altro, non ha nessuna colpa. E verrà il giorno in cui non sarà più disprezzata per la sua mancanza di cultura o di sensibilità, per le sue presunte fissazioni o per le sue inadeguatezze con un mondo che corre a velocità supersoniche, ma sarà solo amata per l'unica cosa che è e che vale, non solo per la sua famiglia, ma per ciascuno di noi: una mamma! Papa Luciani disse che Dio è più Madre che Padre: ecco perchè una mamma ci avvicina maggiormente a Dio! ciao!

31/03/08

Non ti dimentico!

Sono passati solo tre anni, ma ...tu non muori nel mio cuore! Caro Fratello e Padre, Papa Giovanni paolo II, oggi più che mai la forza della tua testimonianza, la tua passione per la Verità, la giovinezza infinita che ci hai trasmesso, il tuo sguardo che è sempre andato oltre e che mi resta impresso in fondo al cuore, la Fede, l'Amore e la Speranza che per te sono stati unica ragione di vita, il tuo essere sempre andato con Dio verso l'uomo, verso tutto l'uomo e tutte le donne del mondo, oggi tutto questo mi appartiene , oggi il mio cuore e la mia vita sente circolare nelle sue vene l'ossigeno di una pagina così bella che la Provvidenza ha scritto per me , per noi. Grazie!